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Arte Evento Creazione – XXX Edizione – DISERTATE

l cuore pulsante della sperimentazione artistica
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Trent’anni, un anno zero

La manifestazione Arte, Evento, Creazione, nel Parco delle Arti di Molineddu, giunge quest’anno alla sua trentesima edizione. La ricorrenza di un decennale – e Molineddu ne festeggia ben tre! – è sempre un traguardo carico di aspettative, forse per quella tensione tra presente, passato e futuro che queste soglie temporali riescono a condensare: se fissano un punto d’arrivo, non si tratta di una conclusione, ma già di una linea di partenza sulla quale, però, prima ci si ferma per uno sguardo retrospettivo. In questo tempo sospeso, che è il tempo della celebrazione, in questo anno “zero” tra tempo accumulato e tempo a venire, emerge la questione dell’identità, non tanto come definizione stabile, quanto come campo d’interrogazione.

Disertate: un imperativo che è interpretazione

Il Parco delle Arti di Molineddu – la sua concezione e la sua pratica, nel senso del modo in cui viene “abitato” – nasce innanzitutto dalla profonda aderenza alla connessione tra Arte e Vita che anima il suo ideatore, Bruno Petretto. Da qui, ha preso forma la proposta curatoriale per la XXX edizione di Arte, Evento, Creazione: muovere da una possibile chiave identitaria del Parco di Molineddu, mettendo al centro l’arte e la riflessione sull’arte, ma senza dimenticare il legame con il tempo in cui viviamo e l’urgenza – oggi più che mai incalzante – di attivare una postura vigile e critica verso il presente. A fare da sfondo teorico sono le recenti riflessioni del filosofo e attivista Franco Berardi. Il titolo stesso di questa XXX edizione, Disertate, è una citazione diretta del suo testo. Un imperativo che, come spiega l’autore, più che avere la pretesa di rivolgere un’esortazione, rappresenta un tentativo di interpretazione.

Sullo sfondo di quello che definisce semio-capitalismo, davanti ai processi disumani che governano il presente, Franco Berardi tesse le lodi della diserzione quale unico comportamento “strategicamente razionale ed eticamente accettabile”. Berardi travalica la mera accezione bellica del concetto che assume a paradigma per dispiegare pagine di preoccupazione civile ed esistenziale e, in questa prospettiva, la diserzione non coincide con una fuga passiva, né con una dichiarazione di rinuncia. Essa indica, al contrario, una sottrazione attiva, un allontanamento consapevole dai dispositivi dominanti e, soprattutto, un allontanamento che diventa generativo, fertile. Sottrarsi non significa rifiutare l’azione. Nel sottrarsi risiede l’azione: un gesto che interrompe gli automatismi e apre la possibilità di traiettorie altre; uno spostamento che non impoverisce il campo del reale, ma lo rende di nuovo attraversabile… “perché quando si fugge non ci si limita a fuggire, ma si trovano complici, si creano legami, nuove idee e – perché no? – nuove armi con le quali difendersi”.

Molineddu, un gesto di diserzione

Ecco, dunque, che la storia del Parco delle Arti di Molineddu sembra incarnare questo gesto di diserzione fin dalla sua stessa nascita. Alla frana che colpì la sua casa e la sua campagna, Bruno Petretto rispose con una lenta azione di ricostruzione, dove alla riparazione di quello che era, si è sostituita la volontà trasformatrice di un vero e proprio atto di creazione. Pietra dopo pietra, Petretto ha dato vita a uno spazio autonomo, lontano dai centri istituzionali e dalle cartografie consolidate della visibilità culturale, uno spazio nel quale si entra in relazione con il tempo della natura, con la materia del territorio e con una dimensione dell’esperienza artistica – e umana – che non segue le logiche e i ritmi imposti dal mercato e dalla competizione. Ma questa autonomia non si è irrigidita nell’isolamento. Al contrario, è nel valore dell’ospitalità che il Parco delle Arti di Molineddu trova la sua forza motrice, configurandosi come un perimetro poroso, attraversato da continui incontri, dialoghi e convivenze che ne fanno, edizione dopo edizione, un’entità cangiante e sempre in divenire.

Una geografia di spazi laterali

La diserzione assume un significato particolare anche se letta in relazione al paesaggio sardo. La Sardegna è ritmata da una geografia di spazi laterali (lo è essa stessa, in quanto isola) che storicamente sfuggono alla concentrazione del potere e alla centralizzazione culturale. Non semplicemente periferie, ma luoghi che esistono secondo logiche differenti rispetto ai centri di produzione economica e simbolica. Una geografia nella quale la distanza non coincide necessariamente con la marginalità. Il Parco delle Arti di Molineddu appartiene a questa costellazione di spazi che si sottraggono. Sarebbe riduttivo definirlo un rifugio, oppure collocarlo tra i sobborghi dell’arte – e della vita – contemporanea. Esso rappresenta, piuttosto, un altrove operativo: un luogo in cui diventa possibile pensare e praticare modalità diverse di abitare il mondo, di abitare le relazioni, di abitare l’arte.

Un osservatorio delle frequenze in corso

Franco Berardi ha scritto che “quando la sintonia tra organismo e ambiente è disturbata […] l’arte registra e segnala questa dissonanza, ma allo stesso tempo pone le condizioni per nuove possibilità di divenire”. Quali segnali stanno inviando e quali direzioni stanno immaginando gli artisti attraverso le loro ricerche più recenti? In occasione della XXX edizione di Arte, Evento, Creazione, il Parco delle Arti di Molineddu s’incarica del ruolo – e della responsabilità – di farsi osservatorio, o meglio, un centro di rilevazione delle frequenze in corso.

L’atto artistico come diserzione

All’interno di quest’orizzonte, la diserzione non viene assunta quale contenuto di una “consegna curatoriale”, nel rischio di ridurla a mera postura didascalica o esercizio forzato. Non si tratta, infatti, di chiedere agli artisti di illustrare il tema della diserzione, né di suggerire loro la realizzazione di opere dichiaratamente militanti. La diserzione attraversa le opere perché è ciò che rende possibile il loro stesso operare. Come in una funzione matematica, la diserzione è quella condizione di esistenza che garantisce la validità del linguaggio dell’arte impedendo che esso cada nell’insignificanza. In questo senso, l’atto artistico si configura come intrinsecamente disertivo, per la sua capacità di interrompere gli automatismi percettivi e di spostare i codici tradizionali della comunicazione, rimettendo in gioco il nostro rapporto con il reale. Il sociologo canadese Marshall McLuhan, già a metà degli anni Sessanta, definiva l’artista “l’uomo della consapevolezza integrale”: davanti al rischio di intorpidimento dei processi coscienti (causato, nella sua teoria, dall’introduzione di nuove tecnologie), egli è l’unico che può correggere i rapporti tra i sensi.

Si intuisce, allora, quanto diventi centrale una concezione dell’estetica non come recupero del bello, ma come pratica della sensibilità: una riattivazione della capacità di sentire e percepire, quindi, una riattivazione della capacità di partecipare al mondo. È su questo piano che l’esperienza estetica può toccare direttamente la dimensione etica e la dimensione politica.

Come un canto nel buio della notte

Il sottotitolo di questa edizione riprende un’immagine evocata da Gilles Deleuze e Félix Guattari per introdurre uno dei concetti cardine della loro filosofia: il “ritornello”, inteso come un gesto espressivo che organizza lo spazio e l’esperienza. Sperduto e colto dalla paura davanti al buio, un bambino si mette al sicuro come può e si orienta alla meno peggio cantando una canzone.

Franco Berardi scrive che il ritornello – quel canto – è una “nicchia del sé” in cui è possibile creare un “cosmos singolare”. Ma questo cosmos singolare deve avere la capacità di entrare in relazione con il cosmos condiviso. È qui che si gioca la partita. È qui che Molineddu continua a giocare la sua partita. È qui che l’arte può produrre diserzioni: non rappresentazioni del mondo, ma nuovi territori di sensibilità e nuove configurazioni di esistenza.


Gli artisti

Leonardo Boscani · Giusy Calia · Roberto Chessa · Marcello Cinque · Valentina Daga · DEM · Roberta Filippelli · Foghiles · Silvia Idili · Sabrina Melis · Veronica Muntoni · Ruben Mureddu · Gianni Nieddu · Igino Panzino · Pastorello · Vincenzo Pattusi · Corrado Podda · Josephine Sassu · Valeria Secchi · Giulia Sini · Marco Useli

La giornata inaugurale

In occasione della giornata inaugurale, DISERTATE ospita:

  • Bloody money 4 money 4 food
  • Cartoline da Gaza per Gaza

con Associazione Ponti non Muri, Association Pali Hope Odv-ets, Gruppo Emergency Sassari, Giovani Palestinesi Sardegna, Studenti per la Palestina (Sassari).

Informazioni

Quando: domenica 28 giugno 2026, ore 11:00
Dove: Parco delle Arti di Molineddu — Località Molineddu, 07045 Ossi (SS)
A cura di: Laura Vittoria Cherchi
Ideazione e direzione artistica: Bruno Petretto
Progetto grafico: Francesco Puggioni

Organizzato dall’APS Parco delle Arti di Molineddu in collaborazione con il Parco delle Arti di Molineddu – Comune di Ossi, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

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